Attualità della psiche

Il 25 novembre, Artemisia, e tutte le donne del mondo. Di Flavia Salierno


Il 25 novembre, Artemisia, e tutte le donne del mondo.  Di Flavia Salierno

 

Roma, 1611. Artemisia Gentileschi subì una violenza, quando aveva circa 17 anni.

Roma, 2020. Una ragazza, che chiameremo Alessia, ha subito uno stupro da parte di un gruppo di ragazzi. Aveva 16 anni. 

Artemisia, nel 1600, fu costretta a torture per verificare” la sua verità. La sua vita sessuale fu messa sotto accusa, e la sua credibilità venne minata perché donna.

Alessia, nel 2020, è stata costretta a verificare in sede processuale la sua verità. La sua vita sessuale è stata messa sotto accusa e la sua credibilità è stata così minata. Quando lho conosciuta, Alessia si drogava, per anestetizzarsi del calvario di un processo durato anni. 
 

È uno schema purtroppo ancora moderno. La vittima costretta a difendersi più dellaggressore.

Tra Artemisia e Alessia secoli di storia, di lotte femminili, di successi da parte di movimenti femministi e il faticoso, lentissimo, ottenimento di leggi a protezione delle donne. Conquistate a suon di manifestazioni, contestazioni, urla di quelle donne volte a farsi sentire, tra le voci degli uomini da sempre al comando. In una cultura sottile che si tramanda per generazioni, malgrado i cambiamenti, dove risulta a tuttoggi difficile la lotta per lemancipazione. 

Al tramonto di questo 2025, secondo lOsservatorio Nazionale Non Una di Meno, risultano 76 femminicidi. Ma innumerevoli le morti simboliche di donne che subiscono abusi psicologici, nel silenzio di una normale quotidianità di moltissimi contesti familiari. 

In Molestie Morali”(2000), Marie-France Hirigoyen descrive la violenza psicologica come una forma di aggressione invisibile, fatta di manipolazioni, svalutazioni, controllo e umiliazioni continue, che logora lentamente lidentità della vittima.

Per Hirigoyen il molestatore costruisce un clima di colpa e paura, svuotando laltro di autostima e autonomia, e spiega le conseguenze psichiche profonde di questa forma di violenza, silenziosa e difficile da riconoscere.

Il silenzio delle donne è tramandato ancora ai nostri giorni, tra le molte che invece scelgono di parlare, chiedere aiuto, denunciare. 

Artemisia non fu unattivista, ma è diventata, grazie alla sua storia e alla sua arte, unicona moderna della resistenza femminile e un simbolo potente contro la violenza sulle donne. Ha sfidato lo stigma sociale ed è stata unartista che ha saputo occupare uno spazio pubblico. Una figura archetipica del recupero della voce femminile. Così è diventata un simbolo culturale della resistenza femminile, della lotta alle narrative che giustificano la violenza e della rinegoziazione dello sguardo maschile sul corpo della donna.

Ricordando Artemisia (e quelle come lei nella storia intera) e a fianco di Alessia  (e quelle come lei) nel nostro lavoro di psicoanalisti, continuiamo a lavorare nei nostri studi e fuori, nei contesti istituzionali e della società civile. Avendo  nella memoria le tantissime che hanno perso la vita e lavorando con tutte le donne che chiedono il nostro aiuto.

Lo facciamo il 25 novembre e tutti i giorni, cercando di contribuire alla diffusione di una cultura differente, aperta sempre ai cambiamenti del mondo e resistendo ai nefandi freni di quello vecchio. 
 


Bibliografia

Hirigoyen, M.F. Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro. Einaudi, 2000. Torino.

Merlet, Agnès, regista. Artemisia. Francia, 1997. Film.



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