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Cinque Domande a Dacia Maraini sul suo libro “Scritture Segrete” Intervista di Flavia Salierno


Cinque Domande a Dacia Maraini sul suo libro “Scritture Segrete” Intervista di Flavia Salierno

 

 

 

 

«E le madri? Dove sono le scrittrici?», si chiedeva una giovanissima Dacia Maraini alle prese con quelle appassionanti letture che daranno il via all’amore per la scrittura.

È con quella domanda che una delle più grandi scrittrici italiane comincia il suo viaggio-narrativa che apre le porte al lettore di una memoria particolare. Quella legata alle voci di donne che scrivevano «a lume di candela o su un prato fiorito, in cucina o, le più fortunate, in una stanza tutta per sé». Gli scrittori, infatti, erano per lo più uomini. Mentre le donne, nelle segrete stanze, erano grandi lettrici.

Scrive Maraini: “Il mistero della metamorfosi e del passaggio del tempo tenevano gli occhi delle elettrici aggrappate ai libri. Sprofondate nelle storie altrui, vivevano indirettamente destini lontani, vicende straniere. E i fantasmi di quelle storie colorivano di sé le piccole azioni quotidiane ripetute mille volte, i doveri che fissavano la giornata delle donne alla cucina, alla stanza da letto, al tinello. Un senso di eternità che si accompagnava alla reiterata quotidianità, che per la lettrice appassionata era segregazione fonte d’ispirazione, luogo di tortura e, appunto, finestra da cui osservare il mondo.

Il libro si snoda come una mappa affascinante e plurale. Maraini non racconta solo autrici famose, ma intreccia vite. Mette a fianco una mistica medievale, una monaca che trasgredisce, una cortigiana che scrive, una rivoluzionaria, una roman­zier­e dell’Ottocento, una teorica del femminismo novecentesco, fino a una vincitrice del Premio Nobel.

E in ciascuna di queste donne, nel loro atto di scrivere quando la storia sembrava non concederglielo, vede un’irripetibile riscatto: la penna come strumento di libertà.

“Le donne hanno sempre letto rapidamente e scritto, anche se segretamente, ricordiamoci di Jane Austen che nascondeva le carte scritte sotto la biancheria da stirare perché la scrittura per una donna era un atto di presunzione un poco diabolica”, scrive sempre la nostra autrice.

C’è un silenzio che attraversa la storia delle donne di cui parla Dacia Maraini. Donne che leggevano nell’ombra, che affidavano alla memoria ciò che non potevano permettersi di scrivere. Mentre gli uomini riempivano scaffali, manuali, enciclopedie, romanzi, loro coltivavano parole mute, desideri, sogni, ribellioni che non trovavano spazio sulla pagina.

Per Kristeva (Kristeva, 1974), la scrittura è un atto che libera il flusso emotivo, un atto che fa rifluire la vita pulsionale, un movimento che permette al soggetto di rinascere attraverso il linguaggio. Le donne di Maraini, private di questo gesto, vivevano in un mondo dove la rivoluzione interiore era continuamente rimandata. La narrazione, quando nasce, non descrive soltanto. Trasforma la psiche di chi la racconta e di chi la ascolta.

Ogni figura femminile riportata da Maraini, la mistica medievale, la monaca ribelle, la rivoluzionaria, la romanziera ottocentesca, la teorica novecentesca, compie così un riscatto: ogni loro parola, ogni frammento ritrovato, realizza quella trasformazione che per secoli era stata negata. Scrivere non è più soltanto un diritto sottratto, ma un atto che restituisce un posto nella propria storia.

E la scrittura, così, non è solo memoria ma è il luogo in cui le donne parlano, e parlando si trasformano. Trasformano noi, trasformano la memoria, trasformano la storia stessa.

Scrive l’autrice: “Certamente il movimento delle donne degli anni 60 è stato una grande rivoluzione pacifica, che ha portato cambiamenti straordinari. Dopo centinaia di anni le leggi sulla famiglia e la parità di genere sono cambiate: dal diritto di famiglia alle leggi sulla violenza, alla parità sul lavoro, il divorzio, laborto le nuove regole si basano sulla parità e non sul dominio maschile. Prima degli anni 80 lo stupro era ancora unoffesa alla morale pubblica, per esempio, e la donna vittima di violenza non poteva denunciare il suo stupratore. I grandi cambiamenti sono avvenuti recentemente, anche se è più facile cambiare le leggi con una certa mentalità, per cui ci sono state molte resistenze e ce ne saranno ancora”.

Personalmente, ho sempre amato lo stile e i contenuti di Dacia Maraini. Una donna accanto alle donne, che sempre, per queste, ha lottato. Ho letto quindi con passione questo suo ultimo lavoro e ho voluto farle delle domande. Poche, per non tediarla, ma sarebbero state tante quante le curiosità che mi ha suscitato.

Mi rivolgo a lei quindi, mentre, mi dice, è in procinto di partire. Consapevole del fatto che mi sarebbe piaciuto moltissimo sederle accanto, in aereo, mentre, quelle domande gliele ponevo, guardandola negli occhi chiari e vivaci. Mi ha chiesto quindi di mandargliele e, arrivata a Parigi, non ha tardato a rispondermi.

Scritture segrete” appare come un dialogo continuo  tra la voce personale e quella collettiva delle donne che per secoli non hanno potuto scrivere. Quanto la sua opera si nutre di questo dialogo interiore con le antenate silenziose, e in che misura la scrittura diventa un modo per restituire loro parola e presenza?

La scrittura è memoria. La scrittura elabora  e conserva la memoria, ovvero la nostra conoscenza del mondo. Non si po' affrontare il futuro senza una conoscenza del passato. La scrittura è anche testimonianza . Tutte le religioni, tutte le leggi e le Costituzioni civili partono da una scrittura sacrale.

In Scritture Segrete” lei intreccia le voci di molte donne, da Vibia Perpetua a Emily Dickinson, da Sibilla Aleramo a Grazia Deledda, da Virginia Woolf a Maria Zambrano, e tante altre ancora, come se ciascuna rappresentasse un frammento di una memoria collettiva femminile. Potremmo dire che attraverso queste presenze lei costruisca una sorta di genealogia dellanima, in cui ogni scrittrice riscatta un pezzo di silenzio tramandato? In che modo queste figure dialogano con la sua esperienza personale di donna e di autrice?

Come ho scritto nel libro, per tanti anni della mia adolescenza mi sono nutrita dei racconti meravigliosi dei grandi padri scrittori che mi venivano offerti. Ad un certo punto mi sono chiesta: ma possibile che le madri non abbiano avuto niente da dire? Eppure mia madre mi raccontava storie bellissime. E così ho cominciato a cercare. E ho scoperto che tante donne avevano scritto e avevano anche avuto successo, ma dopo la loro morte non era stato tenuto traccia della loro creatività.  Da lì è nata la voglia di raccontarle e riportarle alla vita letteraria.

Scrivere, per una donna, è stato a lungo un gesto di trasgressione e di autoaffermazione. Ritiene che questa memoria storica del silenzio femminile abiti ancora la scrittura delle donne di oggi? 

Dopo secoli di battaglie per l’emancipazione  possiamo dire di avere guadagnato la libertà di scrivere e di pubblicare. Ma ancora oggi, se si passa dal mercato (ricordo che le donne leggono in genere più degli uomini) ai luoghi prestigiosi in cui si stabiliscono i modelli per le prossime generazioni, le donne scompaiono. Parlo delle antologie per le scuole, delle panoramiche letterarie che escono sulle riviste, sui giornali.

Lei ha spesso parlato della scrittura come di una voce che nasce dal silenzio e dal dolore. Pensa che la creatività femminile, nella sua esperienza, abbia dovuto trasformare la ferita in linguaggio più di quanto non accada per gli uomini?

Non credo che la scrittura nasca solo dal dolore. Spesso il dolore mortifica la capacità creativa. Solo nel momento in cui il dolore diventa elaborazione e  intelligenza del reale può trasformarsi in arte. E questo può succedere sia alle donne che agli uomini.

Lei ha ricordato spesso che, per secoli, alle donne era concesso leggere ma non scrivere. In che modo Scritture Segrete” nasce anche come risposta a questa antica interdizione, come atto di riscatto della parola femminile che diventa finalmente soggetto e non solo oggetto di narrazione?

La scrittura era considerata una attività creativa appartenente solo al mondo maschile. Le donne potevano esprimere la propria creatività solo nella maternità Per il resto, la loro immaginazione, le loro fantasie, la loro capacità logica e narrativa doveva essere censurata perché oltretutto era considerata pericolosa, in quanto la scrittura crea coscienza e responsabilità, cose considerate  non adatte per le donne .

Finiscono così le cinque domande a Dacia Maraini.

Ho salutato questa grande donna-scrittrice ringraziandola di cuore. Per aver condiviso la stessa passione di quelle che, magari a lume di candela, sfogliavano le pagine sognando, o componevano frasi, sperando.

Intervista di Flavia Salierno


Riferimenti bibliografici

 

  • Maraini, D. (2025). Scritture Segrete. Rizzoli, Milano.
  • Kristeva, J. (1974). Rivoluzione del linguaggio poetico. Marsilio, Venezia


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