Attualità della psiche

Cinque domande a Lucia Annibali per il libro “Il Futuro Mi Aspetta” Intervista di Flavia Salierno


Cinque domande a Lucia Annibali per il libro “Il Futuro Mi Aspetta” Intervista di Flavia Salierno

Spazio

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio

per dolcissima muovermi ferita:

voglio spazio per cantare crescere

errare e saltare il fosso

della divina sapienza.

Spazio datemi spazio

chio lanci un urlo inumano,

quellurlo di silenzio negli anni

che ho toccato con mano.”

(Alda Merini, Vuoto damore)


Lucia, ferita sul volto e nel cuore, lo spazio lo aveva perso. Quando quello che è stato per lei luomo amato, lo ha preso con tutta la violenza possibile. Nel tentativo indecente di annullare non solo quello, ma anche lidentità, restituendogliela martoriata. Togliere il volto, la connotazione per antonomasia di unindividualità che rende riconoscibili agli occhi propri e quelli dellaltro da sé, è violento quanto e più di un omicidio.

Lucia Annibali è una storia. Una tra le tante che hanno lo stesso racconto. Ma con diversi svolgimenti.

Quelle sua, è la storia di una giovane donna che qualcuno ha cercato di interrompere. Lei, però, ha scelto non solo di portarla avanti, ma anche di renderla utile per quella di altre.

Questo, il racconto di lei.

Lucia Annibali cresce in una famiglia che descrive unita, in un contesto sereno che le trasmette senso di giustizia e determinazione. Dopo gli studi in Giurisprudenza, diventa avvocata, inizia a lavorare tra Urbino e Pesaro. È  autonoma, appassionata, con una vita fatta di amicizie, impegno professionale e sogni.

Inizia una relazione con un uomo più grande di lei. Allinizio il rapporto appare coinvolgente, ma presto emergono segnali di controllo ossessivo, gelosia e manipolazione. Lucia decide di interrompere la relazione quando comprende che quellamore è diventato soffocante e pericoloso. La fine del rapporto, però, non viene accettata dallex compagno, che inizia a perseguitarla con telefonate, pedinamenti e minacce.

La sera del 16 aprile 2013 la sua vita cambia per sempre. Rientrata a casa, viene aggredita da due uomini incappucciati che le gettano addosso acido sul volto. È un attacco brutale, commissionato dallex compagno, che aveva pianificato laggressione come punizione per essere stato lasciato. Lucia sopravvive, ma riporta gravissime ustioni al viso e al corpo. Inizia così un lungo calvario fatto di interventi chirurgici, terapie dolorose e riabilitazione.

Dopo il processo, l’ex compagno viene condannato come mandante dellaggressione, mentre gli esecutori materiali ricevono pene severe. La giustizia riconosce la premeditazione e la crudeltà dellatto. Ma la vicenda giudiziaria è solo una parte della sua storia.

Il percorso più complesso è quello interiore. Lucia, nei mesi successivi allaggressione, combatte contro il dolore fisico e psicologico. Si sottopone a numerosi interventi di chirurgia ricostruttiva, impara a convivere con le cicatrici e con una nuova immagine di sé. Cerca una psicoterapia che la supporti nell’elaborazione del trauma. È un cammino lento, fatto di cadute e riprese, sostenuto dallaffetto della famiglia e degli amici.

Nel 2014 pubblica il suo primo libro, Io ci sono. La mia storia di non amore”, scritto con la giornalista Giusi Fasano. In questo volume racconta la relazione dolorosa, i segnali che aveva sottovalutato, la spirale di violenza e infine laggressione. Non è solo una testimonianza personale, ma anche una riflessione sul possesso scambiato per amore, sui meccanismi della violenza, sulla difficoltà di riconoscere e interrompere relazioni pericolose. Il titolo stesso, Io ci sono”, diventa una dichiarazione di esistenza e di resistenza. Nonostante tutto, lei è viva, presente, capace di parlare.

Con il tempo, Lucia trasforma il dolore in impegno pubblico. Partecipa a incontri nelle scuole, nei tribunali, nei convegni. Diventa un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. La sua storia contribuisce a mantenere alta lattenzione sul tema degli attacchi con lacido e più in generale sulla violenza maschile contro le donne.

Diviene Consigliera Giuridica del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2017, chiamata per contribuire alle politiche di prevenzione e contrasto della violenza di genere e alle pari opportunità. 

Nel 2018 viene eletta alla Camera dei Deputati, dove si occupa anche di diritti e di politiche contro la violenza di genere.

Successivamente esce il suo secondo libro, Il futuro mi aspetta”. Se il primo volume era centrato sullaggressione e sulla presa di coscienza, il secondo è il racconto della ricostruzione. Lucia descrive il lungo percorso medico, ma soprattutto quello emotivo. La fatica di tornare alla vita sociale, il rapporto con la propria immagine, la riscoperta della femminilità, la capacità di immaginare di nuovo il futuro. Non è un libro di cronaca giudiziaria, bensì una testimonianza di rinascita. Racconta come si possa ridefinire la propria soggettività oltre le cicatrici, come il dolore possa essere attraversato senza negarlo. La storia di Lucia Annibali è dunque una vicenda di violenza estrema, ma anche di responsabilità e di scelta. Attraverso i suoi libri e il suo impegno pubblico, ha trasformato unesperienza privata in una voce collettiva, offrendo consapevolezza e speranza a molte altre donne.

Avevo già letto il suo primo libro “Io Ci  Sono”, ultimamente mi sono dedicata a “Il Futuro mi Aspetta”. Che mi ha spinto a rivolgere a lei le 5 domande della nostra rubrica.

 

In questa storia c’è una sera che mi porto dietro. Dentro quella sera ci sono io, Lucia, e una violenza feroce. Che voleva annullarmi. Me la porto dietro come una croce, ma non mi ha spezzata. La porta ancora sul viso, ma oggi so che ho inciso molto altro sul mio volto, dentro i miei occhi. Nel profondo di me stessa. E lho fatto da sola, perché non volevo essere annientata da quella sera spietata. Scrive così, nellincipit del suo libro. Quella sera. Lei, sul pianerottolo, luomo che le lanciò sul volto lacido. E nei ricordi la ferocia. Nel grande impegno che mette coi giovani, come racconta ai ragazzi nelle scuole la violenza vissuta? Quali sono le loro reazioni?

 

Eimportante che i ragazzi arrivino preparati al nostro incontro. Per questo chiedo che leggano prima il mio libro, conoscano la mia storia e riflettano con gli insegnati sul tema della violenza maschile contro le donne. Questo rende più semplice anche per me il nostro incontro perché da un lato, posso raccontare la mia storia con più leggerezza, dallaltro i ragazzi sono già immersi nel tema.

I giovani sono molto interessati a questo tema, hanno desiderio di poter riflettere e confrontarsi. Il più delle volte sono incontri molto stimolanti.

 

Scrive ancora: la violenza io lho subita. Tutte le donne che la subiscono non sono colpevoli, come qualcuno ancora pensa. Come se il verbo subire“ in includesse una scelta da parte delle vittime. I miei sensi di colpa non uscirono mai dalla mia stanza di Ospedale. Fin da subito quella consapevolezza mi aiutò a recidere i pensieri che mi vedevano come imputata. Avrei rifiutato qualsiasi forma di colpevolizzazione che viene insinuata nella vittima per cercare di sollevare dal crimine lautore del reato, luomo. Questo passaggio, che lei descrive benissimo, coinvolge molte donne vittime di violenza. Quanto è importante, secondo lei, la diffusione di questo pensiero, e che ruolo può avere la narrazione autobiografica nel rendere le leggi vive” e comprensibili per chi ancora non si riconosce come vittima?

 

Questo è un passaggio importante per tutti. Per le donne ma anche per la collettività che troppo spesso, ancora, giudica e colpevolizza le donne che subiscono violenza.

Alle donne che vivono una esperienza di violenza bisogna dire sempre, con grande chiarezza, che non è colpa loro, che non dipende da loro la violenza.

Avere questa consapevolezza significa anche dimostrare di conoscere in modo autentico e approfondito il tema della violenza maschile sulle donne con tutte le sue dinamiche e implicazioni. Questa conoscenza permette di affrontare il tema in modo corretto, con un pensiero coerente rispetto a quello che vivono le donne e con  la capacità di saper costruire soluzioni realmente efficaci.

 

Nel libro racconta un percorso di rinascita che passa anche dalla elaborazione della violenza subita e dalla riconquista della propria voce. Lei ha avuto il ruolo di Consigliera giuridica nel Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, su nomina della allora sottosegretaria Maria Elena Boschi.  Ha lavorato, inoltre, alle linee guida nazionali per le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza sociosanitaria alle donne che subiscono violenza. Le leggi che oggi si occupano della tutela delle donne vittime di violenza (dalla prevenzione alle misure cautelari più rapide), hanno avuto percorsi lunghi e ad ostacoli. Quanto pensa che lattuale cambiamento normativo possa aiutare chi è vittima di violenza? Che percorso ancora?

 

Sono stati tanti gli interventi normativi in questi ultimi anni. Non è detto però che tutti siano realmente efficaci e, sopratutto, a favore delle donne, cioè costruiti intorno ai loro bisogni.

Quando ho lavorato al Dipartimento per le pari opportunità abbiamo cercato di intervenire su questo tema in modo trasversale, coinvolgendo tutti i ministeri e investendo risorse economiche su questo tema.

Ultimamente la tendenza è quella di affrontare questo tema solo su un piano securitario e repressivo, appaltando il tutto allo strumento penalistico, con pochi o inesistenti investimenti. C’è poca prevenzione e poca capacità di sostenere o creare strumenti che partano dalle donne.

La strada quindi è ancora lunga.

 

“Il futuro mi aspetta” mostra come il riconoscimento della violenza non sia immediato, ma spesso ostacolato da paura, senso di colpa e solitudine. Racconta bene quanto sia stato difficile affrontare il trauma subito, le sue ripercussioni. Questo è il suo secondo. Quanto e come la scrittura, e il racconti autobiografico, lhanno aiutata nel percorso elaborativo?

Raccontare la mia storia estato un modo per condividere una esperienza e anche una serie di riflessioni.
Con il secondo libro lintento è ancora più divulgativo, soprattutto per le giovani generazioni, per dar loro uno strumento di riflessione e anche di presa di coscienza di un fenomeno che li riguarda molto da vicino.

 

Ha scelto di mettere in copertina la foto di una bambina e, sempre in copertina, scrive: ogni bambina chiede di essere amata per come è”. Con quella frase, con quella immagine, si rivolge alla bambina che è stata e alle bambine a cui racconta. Quale messaggio?

Il messaggio alle bambine così come alle ragazze equello di aver sempre presente il loro valore e mettere al centro la loro libertà.

La negazione della libertà, infatti, e la violenza, fanno parte di tante storie. Quella di Lucia Annibali ha, però, un finale peculiare. Passa anche attraverso il prendersi cura di chi è a rischio di incorrere nella stessa narrativa. L’autrice sceglie di rivolgersi ai giovani. A quegli uomini e a quelle donne, che, per un innesto tra motivazioni personali e cultura collettiva, sono esposti alle intemperie di relazioni violente.

La violenza contro le donne non può essere compresa pienamente senza considerare le fantasie inconsce, le relazioni oggettuali disturbate e i modi in cui la cultura e le strutture di potere plasmano lesperienza psichica del genere.” (Ellman & Goodman, 2017)

E allora, quello spazio invocato da Alda Merini, si riempie della vita che Lucia Annibali si è ripresa. Parola dopo parola, cicatrice dopo cicatrice. Non permettendo alla violenza di scrivere lultima riga della sua storia. Perché se qualcuno ha provato a fermarla in quella sera, lei ha scelto di camminare oltre. “La strada è ancora lunga”, dice la stessa Lucia, e, come psicoanalisti, sappiamo che le vie della trasformazione sono impervie e senza fine.


Note bibliografiche

Annibali, L., & Palumbo, D. (2024). Il futuro mi aspetta: Ho scelto di rinascere. Feltrinelli. 

Ellman, P. L., & Goodman, N. R. (Eds.). (2017). The Courage to Fight Violence Against Women: Psychoanalytic and Multidisciplinary Perspectives. Routledge.



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