Contaminazioni. Escursioni. Scalate. Libertà.
Stile libero che fonde esperienza, vita e poesia. Tanta poesia. Tutto questo e tantissimo altro è Erri De Luca. E lo è ancor più ora, che parla dell’età che definisce come la migliore, quella sperimentale. Dove la sperimentazione sale fino a 200 metri a mani nude e senza imbrachi. Che darebbero sicurezza, ma lascerebbero indietro la possibilità di sentire fino in fondo la verifica. Non la sfida, quella è di altri tempi. Ma la prova di chi si è diventati. Di chi si è in quel momento specifico in cui si vive “per la prima volta” l’età che forse mette più paura. Dove tanti pericoli sono in agguato, se li si vive così, ma dove il piacere assume altre forme, se ci si dona il permesso di viverne la possibilità. “Oggi non mi dimetto da nessun piacere. A differenza di prima lo accolgo più decorosamente, senza scalpitare. Non lo gusto come l’avanzo del giorno dopo, riscaldato, ma all’opposto come una primizia di stagione rara da procurarsi.” Scrive così Erri De Luca, che racconta un altro modo ancora, di stare al mondo e viverlo.
Per Simone de Beauvoir (1970), nella società moderna la vecchiaia non è soltanto un destino biologico, ma una costruzione sociale che spesso relega gli anziani ai margini, facendo sentire invisibili coloro che non sono più “produttivi”. Eppure, la filosofa ci invita a guardare oltre. La terza età può trasformarsi in un periodo di pienezza e scoperta, un’età in cui l’esperienza, la riflessione e la libertà interiore possono fiorire in tutta la loro ricchezza. Erri De Luca fa un passo ancora più in là di questo, e la definisce come il periodo migliore.
“La stagione del tuo amore non è più la primavera / ma nei giorni del tuo autunno hai la dolcezza della sera", canta così De Andrè, altro immenso poeta. Raccontando a sua volta che ad ogni stagione corrispondono differenti amori.
La psicoanalisi, da sempre, si mette in ascolto delle varianti. Cioè di quelle forme che si discostano da quelle date come assodate. Erri De Luca passeggia per le sue e racconta i lunghi cammini che caratterizzano il suo viaggio. Coinvolgendo, in questo libro, la sua amica Ines De La Fressange, modella e stilista francese, che gli dedica delle incursioni, nel pieno rispetto di quelle differenze che si compensano ancor più in un’età in cui, forse, acquisiscono curiosità reciproca e perdono di asperità.
A questo mi aggancio per cominciare il nostro dialogo.
Mi racconta lo stimolo che ha sentito verso la contaminazione di due mondi così diversi, il suo e quello di Ines de La Fressange, nel metterli a dialogo?
Lei scrive: “Abbiamo svolto vite separate, perciò predisposte l’interesse per l’ascolto reciproco”. E ancora “quanto da dispari si sta alla pari, si sente di non dover dimostrare niente. La regola dell’aritmetica, la somma di due dispari produce un numero pari, applicata alla vita da buoni risultati. Qui sommiamo due scritture dispari.”
Arrivato alla brusca consapevolezza di essere diventato vecchio, evidenza che non si produce gradualmente, ho sentito il bisogno di raccontare come sto inventando questa età imprevista. Serviva un punto di vista femminile e ho chiesto all’amica Inès di aggiungere le sue impressioni. Lei è un esempio spettacolare di resistenza naturale all’usura del tempo.
Le amicizie non si possono prescrivere, prenotare. Succedono e hanno bisogno di tempo. Non ci sono amicizie a prima vista. Quella tra lei e me avanza e si fonda su stime e ammirazioni reciproche. Succede che in Francia la mia scrittura è conosciuta e apprezzata, ci vado spesso e dunque rinnoviamo occasioni di incontro e scambio di idee.
Nel film "L'Età sperimentale” (scritto da lei e diretto da Marco Zingaretti), protagonista è la scalata in solitaria su un pilastro di 200 metri. Lei scrive: “È un’età sperimentale. Ho la strana sensazione che nessuno è stato vecchio prima di me. La vecchiaia di chi mi ha preceduto non mi fa da modello e non mi prepara niente. Per il corpo di ognuno, quando succede la prima volta.”
Nell’arrampicata senza protezioni artificiali si procede contando solo sulle proprie forze, accettando il rischio e il limite del corpo. Possiamo leggere questa scelta come un’immagine dell’età sperimentale, quella che sta vivendo in questo momento, in cui non ci si affida più a strutture esterne, ruoli, certezze sociali, aspettative, ma si torna a una nudità essenziale dell’esperienza? E quanto il rischio, in questa prospettiva, è condizione necessaria di autenticità?
Un cartello nei treni di una volta, quando si potevano aprire i finestrini, avvertiva: È pericoloso sporgersi. In quest’età è invece necessario sporgersi, non rinchiudersi nelle abitudini, nelle certezze. La chiamo sperimentale perchè la esploro senza conoscerla. Il vecchio resta un principiante della propria vecchiaia. Dunque mi dedico più di prima alla scalata sprotetta, mi alleno più di quanto facevo dieci anni fa, leggo di più, gioco di più con l’enigmistica. Mi accorgo che il corpo risponde bene, che è misteriosamente lieto la sera di essere stanco e al mattino dí svegliarsi indolenzito. Non ho scritto un manuale per l’uso della vecchiaia. Racconto invece come sto inventando questo tempo terminale. E scrivo che il mio non è un progetto per vivere a lungo, ma solo per vivere al meglio il giorno in corso.
Scrive ancora: ”Da giovane Operaio vedevo gli anziani finalmente pensionati che morivano presto senza godersi e riposo meritato. Mi sembrava un’ingiustizia della vita. Ho capito più tardi che il passaggio brusco dall’intenso ritmo di dispendio fisico all’inerzia era micidiale”.
Possiamo leggere questa osservazione come una riflessione più ampia sul bisogno umano di tensione, di sforzo, persino di fatica, per restare vitali? L’“età sperimentale” potrebbe allora essere una risposta a quella frattura, un modo per continuare a spendersi , magari in forme diverse, evitando che il riposo si trasformi in immobilità interiore?
Ho conosciuto da vicino negli operai il sogno e il bisogno di riposarsi dopo decenni di lavori estenuanti e rischiosi. Era il loro traguardo. Ma era un boccone avvelenato. Nessuno li avvertiva che dovevano trovare una variante festiva all’ esercizio fisico e che giocare a bocce non poteva bastare. Da giovane operaio vedevo gli anziani del mestiere andati in pensione che si demolivano lentamente nelle osterie col vino e con le carte. Era un’altra epoca, era il 1900 della forza lavoro sfruttata e spremuta dalla macchina infernale del profitto contrabbandato per progresso. Per loro quel riposo strameritato era anche un riscatto. Oggi la vecchiaia dei pensionati è piena di attività socialmente produttiva.
Nello scambio tra lei e Ines de la Fressange sull’eleganza, sembra emergere una tensione feconda. Da un lato la sua idea di eleganza come naturalezza inconsapevole, legata al gesto e al lavoro. Dall’altro quella di Ines, che la vede evolvere come costruzione di una narrazione, il racconto di una storia. L’“età sperimentale” è anche questo dialogo tra autenticità e rappresentazione? Esiste, secondo lei, un punto in cui l’eleganza smette di essere maschera sociale e diventa invece verità del corpo e della persona?
L'eleganza che riconosco non riguarda l'abito. La vedo nella gentilezza, nella lealtà, nella premura verso chi ci sta intorno. Poi la ricordo nel vestito bianco di Pulcinella, nei pantaloni blu dei pescatori d'Ischia la domenica a messa. Inès ha uno stile sobrio, pure quando parla. Qui lo si riconosce nelle pagine che ha scritto. Anche nella parola autenticità riconosco un risultato che proviene da un'educazione, più che dalla spontaneità. Totò era autentico, non spontaneo.
Nel libro si percepisce un confronto tra maturità ed energia vitale: secondo lei, in che modo il passare del tempo può diventare una risorsa creativa invece che una perdita? Nel libro infatti sembra alludere a una fase in cui la soggettività non è più data una volta per tutte ma si rimette in gioco. È un momento in cui si deve rinegoziare il proprio equilibrio con il tempo, il desiderio e il limite?
Infatti lei scrive: “In questa età, scrivo varianti migliorate di me stesso. Al termine di questa passeggiata, posso dire che tutte le età precedenti sono state preparatorie a questa. La vecchiaia contiene vastità. Sconosciute. All’età precedente. Concludo che questo è il mio tempo migliore”.
Non credo di essere mai stato maturo e neanche adulto, in questo deficit mi ha aiutato la mancanza di nozze e di paternità. Oggi m'impegno a non sprecare niente del giorno in corso, mia unica unità di misura del tempo. Ogni giorno ha il diritto di essere l'ultimo e non ho niente in contrario. Proprio per questo io lo tratto da penultimo, il massimo traguardo.
Annotazioni bibliografiche
Beauvoir, S. de. (2008). La terza età (E. Botto, Trad.). Einaudi. (Opera originale pubblicata nel 1970).
De Luca, E., & de la Fressange, I. (2024). L’età sperimentale. Feltrinelli.
Zingaretti, M. (Regista). (2024). L’età sperimentale [Documentario]. Soul Film Production / OH!PEN! / Montura.