Il giustiziere, gli oggetti interni e il prossimo contratto sociale
Welcome to Gotham
Il giustiziere, gli oggetti interni e il prossimo contratto sociale
Nella stessa settimana di luglio, in Italia, abbiamo assistito a due episodi paralleli, tra loro slegati ma apparentati da una stessa cornice emotiva. Il 15, la Cassazione ha reso definitiva la condanna a quattordici anni e nove mesi di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021, a rapina ormai conclusa, inseguì nel parcheggio i tre uomini che avevano assaltato il suo negozio armati di un coltello e di una pistola giocattolo, e sparò contro l'auto in fuga, uccidendone due e ferendo il terzo. Per i giudici si trattò di un'esecuzione fuori tempo rispetto al pericolo; per una parte rumorosa del paese, del gesto sacrosanto di un uomo lasciato solo dallo Stato. Davanti alla Suprema Corte si è tenuto un sit-in in suo sostegno; da un palco estivo Roberto Vannacci aveva proclamato «Siamo tutti Mario Roggero»; il ministero della Giustizia ha fatto trapelare un'istruttoria per un provvedimento di clemenza, mentre i difensori promettono Strasburgo. Un settantaduenne che si costituisce in carcere è diventato in diretta un santino politico; sugli otto minuti di video della sparatoria il paese proietta due film incompatibili.
Due sere prima, il 13, un film era arrivato sugli schermi di Tor Bella Monaca. Nella sala cinema del VI Municipio, la pagina Welcome to Favelas ha organizzato la proiezione gratuita di Citizen Vigilante di Uwe Boll, vietato ai minori in Germania, di fatto escluso dalle sale, e rilanciato in rete da Elon Musk: la storia di un ex militare americano (Armie Hammer) che, in una città europea imprecisata, dà la caccia ai criminali sfuggiti ai tribunali (nella finzione, migranti) e ai magistrati ritenuti inadempienti, diventando una star dei social. Il dibattito successivo alla proiezione portava un titolo che è già un programma: «Cittadinanza attiva o giustizia privata?». Una cinquantina di presenti, l'opposizione locale in rivolta, l'amministrazione municipale a fare gli onori di casa. Per inciso, i critici concordano sulla modestia del film. Eppure non sfugge che Citizen Vigilante vorrebbe funzionare come icona e come prototipo di eroe con cui identificarsi. La sua forza di seduzione sta nella parabola del protagonista e nella morale sottintesa: chi oggi si fa giustizia da sé diventa, prima di ogni altra cosa, un mito, per poi assurgere al grado di “format” da riprodurre sui propri piccolissimi schermi .
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Roma, del resto, i suoi vigilanti li ha già, e sono professionisti del contenuto mediale (influencer con un vasto pubblico) prima che dell'ordine pubblico. Simone Cicalone, ex pugile, filma le borseggiatrici della metropolitana affiancato da amici pesi massimi, per un pubblico di milioni di spettatori e ricavi da piccola impresa; Sergio Lignano, in arte Re Serpico, bodyguard, trasmette le sue ronde su TikTok; Simone Carabella regala spray al peperoncino alle passeggere in transito sulla Metro. Quando i carabinieri hanno battezzato «operazione Cicalone» una retata di borseggiatori, il cerchio si è chiuso: lo Stato, o meglio il suo ufficio stampa, che prende il nome dallo youtuber, la sovranità che rincorre l'algoritmo e la notiziabilità. Ne emerge una figura inedita e insieme antichissima, un incrocio tra il cronista cane da guardia e lo sceriffo: i creator di questo tipo vorrebbero rappresentare entrambi questi ruoli. È così che il bisogno di sicurezza diventa carburante che spinte un contenuto virale. Sappiamo bene, dagli horror e dai thriller che la paura è un genere di intrattenimento, ma ora l'engagement la sta trasformando in una forma di legittimazione che nessuna urna può eguagliare in velocità.
Potremmo chiederci che tipo modello urbano sia presupposto da tutto questo e lo spunto ce lo offre un immaginario ben preciso in cui ci sono SuperCattivi e SuperEroi. Un mondo che non conosce il grigio e in cui la posizione depressiva è bandita: Gotham. La città di Batman è il luogo in cui le istituzioni sono corrotte o esauste e l'ordine viene garantito da un miliardario filantropo in costume: la ricchezza privata che si sostituisce alla funzione pubblica (sarà per questo che Elon Musk ha diffuso il film dal suo profilo?) che trasforma la giustizia in un dono verticale facendoci dimenticare che è un diritto. Il bat-segnale, a pensarci, è la prima notifica push della storia della sovranità: la polizia stessa chiama il protettore privato proiettandone il logo sulle nuvole. Per decenni l'abbiamo letta come una distopia d'evasione; qualcuno ha cominciato a leggerla come un business plan.
La vecchia lezione di Marx sulla guerra fra poveri che arricchisce chi è già ricco descrive il primo strato del fenomeno: mentre in strada ci si contende il portafoglio, ai piani alti si consolida la rendita. Sotto, però, corre un programma più ambizioso. Richard Barbrook e Andy Cameron lo chiamarono, già nel 1995, ideologia californiana: l'innesto dell'individualismo controculturale sulla fede assoluta nel mercato tecnologico. L'anarcocapitalismo contemporaneo — da Rothbard fino a Thiel, a Yarvin e ai teorici del network state — l'ha fatto diventare un’agenda esplicita: erodere le strutture intermedie della democrazia, partiti, sindacati, scuole pubbliche, tribunali, corpi professionali, stampa locale, finché fra l'individuo e la piattaforma resti soltanto aria. Il giustiziere con un canale è il cittadino ideale di questo programma: alla domanda se le istituzioni funzionino risponde sostituendole, ma poi monetizza la sostituzione. È dunque perfettamente coerente che Musk abbia sponsorizzato il film, lui da proprietario della piazza digitale promuove il mito che rende superflue tutte le altre.
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Fin qui la superficie politica. C'è però un livello al quale il dispositivo lavora più in profondità, e per descriverlo serve un concetto psicoanalitico: quello di oggetto interno. Per Melanie Klein la vita psichica è popolata fin dall'inizio: attraverso introiezione e proiezione, il bambino costruisce dentro di sé versioni fantasmatiche delle figure da cui dipende. Questi oggetti interni agiscono come presenze operanti: proteggono, accusano, consolano, perseguitano, e soprattutto orientano il modo in cui il mondo esterno verrà percepito per tutta la vita. Quando l'ambiente è sufficientemente buono, si deposita un oggetto buono, che quando non risponde al bisogno diventa (è percepito come) cattivo, ma che con il tempo impariamo a riconoscere come lo stesso che tante volte ci ha sostenuto. È lo stesso oggetto che ci dà quella fiducia di base silenziosa con cui usciamo di casa disarmati. Quando l'ambiente fallisce ripetutamente - violenza, abbandono, trascuratezza - l'oggetto si scinde: nella posizione schizoparanoide il mondo interno si divide in frammenti idealizzati e frammenti persecutori, e l'angoscia dominante diventa quella di essere attaccati. Il trauma, in questa prospettiva, è un generatore di oggetti: installa un persecutore interno e, per compenso, esige un salvatore altrettanto assoluto. Bion aggiungerà che le esperienze grezze, in assenza di una mente capace di contenerle e trasformarle, vengono evacuate anziché pensate.
Le istituzioni svolgono, nella vita collettiva, una funzione analoga: sono l'oggetto interno del gruppo, il garante invisibile che ognuno si porta dentro e che consente di attraversare la città senza armi, di firmare contratti, di affidare i figli a sconosciuti che hanno il ruolo e la funzione di formarli. Quando questo garante viene percepito come mancante o traditore, la psiche collettiva regredisce alla scissione. Il feed è una macchina perfetta per produrre tale percezione: seleziona e amplifica i frammenti persecutori - ne sono esempio un borseggio filmato, un'assoluzione vissuta come un tradimento o oltraggio, una volante che tarda - finché lo Stato assume la forma di un oggetto cattivo che ti abbandona e per giunta ti punisce quando ti difendi: è esattamente la lettura popolare del caso Roggero. Sul lato opposto della scissione si erge il protettore idealizzato, tutto muscoli e disponibilità: Cicalone in banchina, Serpico in ronda, il personaggio di Hammer, Batman sul tetto. Oggetti parziali e idealizzati della protezione, consegnati a domicilio in dosi quotidiane. Il seguire i loro profili tik tok o Instagram, in questo senso, è un rito che sta a metà tra l’incorporazione e l’introiezione: portarsi il salvatore in tasca, come un oggetto interno on demand. E l'algoritmo ha tutto l'interesse a trattenerci nel regime schizoparanoide, per una ragione elementare: l'ambivalenza invita a pensare; la scissione, a cliccare.
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Il contratto sociale moderno, nella versione di Hobbes, era un patto con un oggetto unico e gigantesco: cediamo la violenza al Leviatano e riceviamo in cambio sicurezza. Il dispositivo che si va assemblando ha una forma diversa: un patto con uno sciame di oggetti parziali viene distribuita in streaming e poi sottoscritta con un follow. La fiducia, che era un'infrastruttura pubblica, diventa una relazione parasociale.
Da qui la fantascienza è dietro l’angolo. Si lascia immaginare senza sforzo il prossimo decennio: la sicurezza in abbonamento con tre livelli di prezzo (plus, premium e deluxe), il creator giustiziere civico incluso nel canone del quartiere privato, le milizie in franchising con la loro brand identity, il bat-segnale ridotto a notifica - «un giustiziere è nelle tue vicinanze» - e la cittadinanza trasformata in un servizio a cui si accede accettando condizioni d'uso al posto di una costituzione. È, alla lettera, la promessa del network state: comunità a sottoscrizione per individui sovrani solo dei propri clic, governance senza corpi intermedi. Gotham, senza più l'alibi del fumetto.
La cornice kleiniana, però, contiene anche la contromossa, e ha il pregio di sottrarla al registro tragico. L'uscita dalla scissione porta un nome tecnico quasi dimesso: posizione depressiva, il momento in cui l'oggetto viene riconosciuto come intero - buono e deludente insieme - e proprio per questo riparabile. Su scala collettiva sarebbe una politica della riparazione: tribunali rapidi, mediatori pagati a sufficienza, luce nelle strade, scuole aperte il pomeriggio. Sarebbe una manutenzione ordinaria del legame civile. Nessuno girerà mai un cinecomic su un consiglio di quartiere che delibera in orario, ed è forse questa la sua serietà: la riparazione rinuncia in partenza al rumore e all'engagement. Gotham resterà una scenografia magnifica, disponibile a ogni proiezione, in tutti i sensi della parola. Prima di traslocarci conviene però ricordare un dettaglio di produzione: l'unico abitante che possa davvero permettersela è Batman.