When you are trying to think blue
And end up thinking black
You can be sure to be frustrated
Time and again it happens to me
And I get quite helpless
Otherwise why should I get up and spin myself
Spinning my body
Brings some sort of harmony to my thoughts
So that I can centrifuge away all the black thoughts
I realise that the faster I spin
The faster I drive away the black
When I am sure that even the last speck of black
Has gone away from me
Then I spin back in the opposite direction
And pull the blue thoughts into myself
It depends on how much blue I want
If I want more blue I have to spin faster
Otherwise not so fast
It’s just like being a fan
The trouble is when I stop spinning
My body scatters
And it’s so difficult to collect it together again
(T. Mukhopadhyay, 20031)
Questo volume nasce dal desiderio di dedicare uno spazio di pensiero all’autismo, integrando la psicoanalisi con altri saperi con i quali avere scambi di arricchimento e confronto, in linea con l’impostazione di Multiversi.
Intendiamo includere diversi vertici di lettura dell’autismo, dando spazio a contributi clinici, teorici e utilizzando suggestioni provenienti dalla letteratura e dal cinema, come anche da diverse realtà sociali. Ulteriori spunti ci arrivano dalla riflessione sui complessi cambiamenti della società contemporanea che incidono sui modi in cui gli autismi vengono pensati, nominati e rappresentati.
Oggi quando parliamo di autismo siamo consapevoli di avere a che fare con una condizione eterogenea e composita: esiste tutta una gradazione, che va dall’autismo descritto da Kanner legato a importanti difficoltà che impattano sull’adattamento, a disturbi relazionali e identitari più sfumati; possiamo inoltre incontrare meccanismi ‘autistici’ in funzionamenti psichici diversi. Per questo ci sembra più appropriato parlare di autismi: una dimensione umana singolare, con una pluralità di forme espressive a cui approcciarsi evitando semplificazioni.
Abbiamo voluto aprire dei dialoghi con gli autismi sollecitati dall’esperienza clinica: osserviamo un importante incremento dei casi che apre a molti interrogativi; siamo consapevoli della complessità della diagnosi e del rischio di errori diagnostici; assistiamo a uno scontro tra modelli e trattamenti che ostacola la possibilità di ascoltare e accogliere l’unicità della persona nelle sue diverse esigenze. Sentiamo per questo che c’è bisogno di continuare a testimoniare la possibilità di un pensiero e un lavoro con gli autismi che sia integrato e includa un vertice psicoanalitico. Attraverso i diversi contributi ci siamo interrogati sulle peculiarità delle menti autistiche e abbiamo tentato di avvicinare il mondo complesso e profondamente emotivo di queste persone, dando attenzione al corpo e alla sensorialità. Si tratta di un mondo interno che spesso rimane poco visibile, non tanto perché manchi una vita psichica, quanto perché è presente una difficoltà nella sua espressione e condivisione. Per questo abbiamo inteso portare l’attenzione sui vissuti e le emozioni, favorendo un racconto dall’interno dell’esperienza delle persone con autismo. Abbiamo voluto dare spazio a cosa succede in età evolutiva, ma anche cosa accade nel passaggio dell’adolescenza e dell’età adulta, includendo aspetti che spesso rimangono ai margini (come il tema del rapporto con la sessualità, l’orientamento sessuale e l’identità di genere).
Riteniamo che la riflessione sui funzionamenti autistici ponga domande e offra stimoli per la comprensione del processo di soggettivazione, un processo complesso e ancora in parte misterioso. Avvicinarsi agli autismi ci conduce alle radici dell’umano, portandoci a riflettere sui precursori (corporei e interattivi) dello sviluppo psichico e sulle vie che può prendere la simbolizzazione, così come sui deragliamenti e i peculiari percorsi che può prendere. Pensare gli autismi, ci riporta a alcuni inciampi della psicoanalisi, senza rinunciare alle sue intuizioni più feconde. Riprendere questo tema può evitare il rischio di buttare il bambino con l’acqua sporca, perdendo il contributo che la psicoanalisi può dare alla riflessione e alla cura delle persone che rientrano in questo quadro, bilanciando il peso che viene dato ai modelli ‘comportamentali’ che presentano criticità e rimettendo al centro la necessità di una cura incarnata.
La poesia di Mukhopadyay ci mostra un mondo interno ricco, che è sempre sul punto di sgretolarsi e frammentarsi. Tale aspetto del funzionamento autistico rischia di riproporsi anche nel funzionamento degli operatori, che finiscono spesso per trattare questo disturbo in modo ‘autistico’: la dimensione affettiva, relazionale, neurobiologica vengono separate e diversi aspetti della presa in carico risultano poco integrati. Speriamo che il volume favorisca un movimento nella direzione opposta: favorire dialoghi grazie allo scambio tra operatori con diversa formazione, diversi modelli e discipline intorno agli autismi.
Desideriamo ringraziare coloro che hanno accettato il nostro invito e che ci hanno dedicato il loro tempo e il loro pensiero. Con loro, speriamo di continuare a dialogare per mantenere vive le tante domande sollecitate da un tema così vasto e complesso.
Ringraziamo l’esecutivo per la fiducia accordataci, Chiara Buoncristiani e tutta la redazione del sito del Cpdr per il supporto e la collaborazione.
1 Poesia tratta dal libro di Tito Rajarshi Mukhopadyay: The Mind Tree: A Miraculous Child Breaks the Silence of Autism (pubblicato da Arcade Pub nel 2003).
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