Bambini e adolescenti

Come attraversando un buco nero. Raffigurarsi in psicoterapia il viaggio dalla latenza verso l’adolescenza e oltre. Di Lara Lucchetti

Che succede durante quel transito? E dopo che si é arrivati?


Come attraversando un buco nero. Raffigurarsi in psicoterapia il viaggio dalla latenza verso l’adolescenza e oltre. Di Lara Lucchetti

“Lo sai cos’è un buco nero?” É cominciato da qui il viaggio con Adriano (nome di fantasia) alla scoperta di quelle stelle che, una volta finito di bruciare, si sono schiacciate per effetto della gravità, sprofondando su loro stesse e diventando, appunto, buchi neri. Avevo conosciuto Adriano un anno e mezzo prima, quando era ancora un bambino di 10 anni che alternava condotte oppositive a comportamenti regressivi. Nel corso del tempo si era appassionato a Scienze e poi mi aveva posto questa domanda sui buchi neri, a partire dalla quale era nata la possibilità di pensare insieme il passaggio dalla latenza all’adolescenza: come avviene? Che succede durante quel transito? E dopo che si é arrivati? Condividendo ed esplorando le sue fantasie, abbiamo visto come lui temesse che lo sviluppo puberale lo avrebbe fatto bruciare di un’eccitazione non controllabile per la quale avrebbe rischiato  di sentirsi schiacciato dalla massa del corpo pubere fino a collassare su se stesso, proprio come una stella che diventa un buco nero. Quest’ultimo diventava, quindi, la raffigurazione della sua paura di crollare e morire nel passaggio all’adolescenza.

Ai pazienti preadolescenti, come Adriano, si prospetta il compito di affrontare il lutto del corpo infantile e l’accoglimento del corpo sessuato, un corpo nuovo e in quanto tale sentito estraneo (Cahn, 1998). Questo li pone di fronte alla questione: chi divento? La clinica mostra quanto il momento di transito tra il non più bambino e il non ancora adolescente (Sapio, 2008), apparentemente piatto e tranquillo, sia delicato e movimentato, nonché quanto lo psicoterapeuta sia convocato nel ruolo «di testimone e sostenitore silenzioso di autoesperienze, di garante di un potenziale senso psichico» (Ibidem, 19). Ci si trova infatti di fronte a pazienti che nell’arco di alcuni mesi diventano più alti anche di una decina di centimetri, a cui spuntano i primi peli, le cui sembianze cambiano e a cui si modifica perfino la voce. Il preadolescente é chiamato a compiere movimenti di integrazione di parti del corpo che magari iniziano a cambiare mentre altre ancora restano “da piccolo.”

A questo proposito, mi viene in mente quanto ho avuto modo di rilevare circa un peculiare uso in seduta della mia scrivania e della lastra di vetro che la riveste: molti pazienti tra i 10 e i 13 anni si guardano riflessi lì come in uno specchio, spesso lo spostano e, dopo un gioco di incrociarsi e distogliersi di sguardi, loro e miei, nell’arco anche della stessa seduta lo rimettono poi nella sua posizione iniziale. Mi sembra proprio la messa in scena e traduzione di un nuovo sguardo su di sé che passa attraverso il modo in cui ci si vede riflessi nello sguardo dell’altro, della terapeuta come prima dei genitori (un po’, penso, come Monniello nel 2009 delinea cruciale il ruolo dello sguardo paterno nel pubertario femminile). Inoltre, questo tipo di operazione fornisce in fondo anche la misura di quanto il percorso di crescita sia complesso e non lineare (Bonaminio, Di Renzo, 2001), ma anzi includa andirivieni per cui «non vi é mai una completa coincidenza della fase con i processi specifici di essa, in quanto essi possono essere anticipati o posticipati, a seconda dei casi, protraendosi anche nella o nelle fasi successive oppure precedendo l’inizio della fase stessa» (Lucarelli, 2008, 24).

Ci si confronta quindi con momenti di disallineamento o di rottura ma anche di potenziale appropriazione ed espressione creativa, come ha sottolineato Monniello nella sua prefazione all’edizione italiana del lavoro di Gutton (2008, 10) sul genio adolescente: «quanto é diverso poter pensare che di fronte a noi abbiamo un artista in uno stato di febbrile creatività, piuttosto che un giovane paziente sofferente, confuso, in balìa di forze incontrollabili e distruttive, violentemente all’opera.» L’esperienza con pazienti preadolescenti, e con il lavoro di raffigurazione e di pensabilità portato avanti insieme, mi ha indotta a considerare l’immagine del buco nero proposta da Adriano come una rappresentazione molto efficace e in grado di condensare i vissuti dei bambini in tarda latenza, che si trovano alle prese con il passaggio all’adolescenza. Sorge però forse poi spontanea la domanda: come si esce da questo buco nero? Prendo qui di nuovo in prestito le parole di Adriano, che mi pare traducano questo interrogativo, nel momento in cui, dopo diverso tempo dall’inizio della terapia, mi ha detto: “ma lo sai che esistono anche i buchi bianchi?”

Proprio in quel tempo infatti era uscito il libro di Rovelli (2023), da cui era rimasto molto colpito: l’Autore ipotizzava che una stella diventata poi buco nero possa comprimersi finché non «raggiunge la densità massima consentita dai quanti, poi rimbalza e inizia ad espandersi» (Ibidem, 77) con la conseguenza che se attraversassimo un buco nero potremmo poi spuntare in un buco bianco, dove appunto il tempo é ribaltato, e da quest’ultimo uscire nel futuro. Trovo incredibile come questo ragazzo, così curioso e intelligente, nel percorso terapeutico abbia preso in prestito alcuni aspetti della teoria di un noto fisico, aspetti poi giocati insieme affinché lui potesse rappresentarsi il cambiamento in corso: la «transizione quantistica da una configurazione dello spazio a un’altra» (Ibidem, 19) non poteva forse corrispondere proprio al passaggio dalla configurazione della latenza a quella dell’adolescenza? Attraverso il lavoro in seduta, il buco nero non venne più concepito come uno sprofondamento ma come un tunnel che conduce verso una rinascita e fa rimbalzare verso il futuro. E proprio questo, forse, è uno dei nuclei fondamentali nel lavoro con i preadolescenti.

Sperando di non abusare del parallelismo con l’ipotesi dell’esistenza dei buchi bianchi e del loro meccanismo, né di alterarla (anzi sottolineo che ci sono magari dei punti di non convergenza e che sono stati presi qui solo alcuni aspetti, quelli portati in seduta dal paziente e in generale utili per un lavoro di rappresentazione psichica), vorrei di seguito citare un altro passo di Rovelli (Ibidem, 126). «Dentro il buco nero, anche lo spazio compie il salto quantico e la sua geometria si riarrangia, come Gandalf, da nero a bianco. Il processo di transizione è della stessa natura del processo che ha portato al Big Bang, forse dal collasso di un precedente universo: spazio e tempo si dissolvono e si riformano. É un processo fuori dallo spazio e fuori dal tempo, e purtuttavia descritto dalle equazioni della gravità quantistica.» Mi pare una splendida immagine, che forse può aiutarci a vedere, rendendole giustizia, la complessa dinamica di rimaneggiamenti effettuati lungo tutta la vita, ma soprattutto in età evolutiva, con un particolare riferimento all’articolazione tra latenza e adolescenza (il collegamento tra buchi neri e buchi bianchi e, nel mondo tolkeniano de Il Signore degli anelli, la trasformazione da Gandalf il Grigio a Gandalf il Bianco), che proietta poi verso il futuro da adulti o, per dirla con Buzz Lightyear, l’astronauta giocattolo di Toy Story, “verso l’infinito e oltre!”


Riferimenti bibliografici

Bonaminio V, Di Renzo M (2001). Figurazioni della latenza. Richard e Piggle 9(2): 156-171.

Cahn R (1998). Le sujet dans la psychanalyse aujourd’hui: les chemins de la subjectivation. Parigi: PUF. Trad. it. Roma: Borla. L’adolescente nella psicoanalisi. L’avventura della soggettivazione, 2000.

Gutton P (2008). Le génie adolescent. Parigi: Odile Jacob. Trad. it. Roma: Ma.Gi. Il genio adolescente, 2009.

Lucarelli D (2008). Prima della tempesta? La prepubertà: problematiche psichiche e approccio clinico. Richard e Piggle 16(1): 21-39.

Monniello G L (2009). Pubertario femminile e sguardo del padre. In: Giuffrida A (a cura di). Figure del femminile. Roma: Borla, 141-151.

Rovelli C (2023). Buchi bianchi. Dentro l’orizzonte. Milano: Adelphi.

Sapio M (2008). Tra il non più e il non ancora: l’enigmatica articolazione tra latenza e adolescenza. Richard e Piggle 16(1): 4-20.



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