Cultura, cinema e arte

"Una giornata al Salone del Libro di Torino" di Flavia Salierno


"Una giornata al Salone del Libro di Torino" di Flavia Salierno

 

 

Dicono che con lavvento dellintelligenza artificiale non ci sarà più spazio per lumano. Dicono che oramai non c’è più speranza, che il mondo va a rotoli, i ghiacciai si sciolgono e a breve si realizzerà la visione più funesta, distopica e apocalittica del peggior film mai stato fatto. Non solo. Dicono che non ci sarà più spazio per la carta stampata, che non sentiremo più lodore dei libri, e il suono lieve e piacevole delle pagine che girano sotto le nostre dita. Eppure. Eppure, o forse proprio per tutto quello che dicono, e magari è anche tutto vero, ho visto migliaia di persone che con santa pazienza aspettavano il proprio turno per il biglietto di questo Salone del Libro, e che si accalcavano agli innumerevoli stand delle case editrici. Le ho viste fare la fila per il “firma libri” dello scrittore più amato. E ho ascoltato storie. Ho frugato libera tra quei libri meno noti di scrittori sconosciuti ma con lurgenza di raccontare, di raccontarsi, di condividere passioni e narrazioni, inventate o costruite su basi reali. Ho sentito il loro desiderio di approfondire la vita di un personaggio amato, da Dylan Dog a un protagonista della storia o ad uno della propria biografia. A partire da un aneddoto della storia di Roma antica, o dallo sguardo della casa al mare dove linfanzia è passata tra i sali e scendi della propria crescita.

Le parole tra noi leggère è il filo conduttore di questanno, ispirato a Lalla Romano. Il linguaggio infatti è strumento di incontro e dialogo, dove la leggerezza e la potenza delle parole costruiscono ponti tra le persone. E tra le storie di quelle persone. E le parole, lo sappiamo, non solo scorrono lievi, ma possono essere gravi, quando si parla di guerra. Anzi, delle guerre. Francesca Schianci ha detto le proprie in unintervista, attirando i commenti e linteresse di centinaia di visitatori interessati ad avere un pensiero sulle assurdità dei conflitti che imperversano il mondo.  Poi le parole corrono nei racconti di cinema, con Francesco Piccolo che dialoga con Tony Servillo, e vanno a ritmo di metrica, col festival della poesia.

Assumono anche le sembianze della fantasia e del fantastico, nella letteratura per bambini. Ho posato lo sguardo di psicoanalista su tutto questo, senza avere il bisogno di interpretarlo. Senza avere lurgenza di ricorrere alle citazioni dei grandi del sapere psicoanalitico. Ho goduto semplicemente della bellezza di un evento straordinario, perché fuori dalla ordinarietà di un già noto. Legato al fatto che quello che è umano ha un destino già segnato. E invece no, forse ha solo un destino diverso da quello che abbiamo immaginato. Forse è proprio qui che la psicoanalisi ci viene in aiuto (non solo nello sguardo che la caratterizza). Passeggiare tra le persone accalcate in mezzo ai tanti, innumerevoli libri, è la constatazione, infatti, che luomo è costituito da desideri che non si estinguono mai. Anche quando sembrano sopiti, si trasformano, si sublimano o si nascondono nell’inconscio, alimentando le sue scelte, i suoi sogni e anche i suoi conflitti più profondi. La civiltà può reprimerli, ma mai cancellarli. Sono il motore invisibile della nostra storia, individuale e collettiva. Freud ce lo ha indicato, e a noi piace leggerlo. Tra tutti questi libri e queste parole. Dette, scritte, raccontate. Urlate e a bassa voce. Ma anche tra quelle non dette, che vanno veloci e leggere e che spingono sempre ad essere cercate.

 



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