Jewad Selim, Girl with Coffee Pot, 1957-58
In questa recensione al volume di Pietro Bianchi, L’inquietudine dell’immaginario, Leonardo Spanò ci spinge a interrogare radicalmente il rapporto tra psicoanalisi, immagini e soggettività. Attraverso una lettura densa e non convenzionale, la recensione mostra come il libro si sottragga sia a un uso applicativo della teoria sia a una critica compiacente, insistendo invece sul sintomo come luogo di verità e sullo sguardo come punto di crisi della visibilità. Il confronto con Jacques Lacan, Michel Foucault, Walter Benjamin insieme con alcuni grandi del cinema come Lynch, Godard e Renoir orienta verso un’etica dello sguardo fondata sull’opacità e sulla perdita di padronanza. Ne emerge un invito deciso alla lettura del libro di Bianchi, colto nella sua capacità di mettere in questione ogni concezione pacificata del visibile.
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