Suggestioni dalla serata Sexual/1 del 14 gennaio 2026
“In questi tempi di guerra, ci auguriamo che la psicoanalisi sappia restare un luogo di ascolto per le posizioni minoritarie delle generazioni che verranno.
Che esprima sempre una vicinanza capace di respirare insieme all'alterità, senza trasformarla in un verdetto di esistenza o inesistenza.
Che i popoli che ancora non esistono, e quelli tenuti ai margini dell'esistente, trovino qui una stanza abitabile, dove la parola faccia mondo.
Che l'analisi continui a custodire la singolarità come bene comune, e la cura come alleanza con ciò che chiede futuro.
Così la clinica, ogni volta, tornerà ad essere un atto di ospitalità: una porta comune che si apre e che lascia passare”.
Partiamo dalla fine, dalle conclusioni, a cui sono arrivati Chiara Buoncristiani e Tommaso Romani, per partire dall’inizio della prima serata dedicata al tema del Sexual. Cioè partiamo dal ribadire che la psicoanalisi da sempre si è posta come un elemento di rottura e apertura rispetto a un pensiero rigido e chiuso dentro dettami retrogradi o, peggio, perbenisti e moralisti. La psicoanalisi si è sempre aperta a tutto ciò che è in mutamento e soprattutto a tutto ciò che non è dato sapere ex ante. “So di non sapere”. Ci appelliamo al pensiero socratico come atteggiamento di stupore, e insieme di studio, in merito ai cambiamenti umani che richiedono una revisione continua dell’approccio teorico-scientifico, nel pieno rispetto delle sue origini.
Buoncristiani e Romani propongono il concetto di “fantasma politico” per pensare insieme la dimensione psichica, la storia collettiva e i rapporti di potere, mostrando come il sociale entri strutturalmente nella clinica psicoanalitica. Il punto di partenza è l’idea che la stanza d’analisi non sia mai isolata dalla “piazza”. Sogni, sintomi e fantasmi individuali sono già attraversati da linguaggi, norme di genere, dispositivi di controllo e riconoscimento.
Nel loro lavoro, gli autori propongono una distinzione concettuale tra il fantasma individuale e il fantasma politico. Il primo corrisponde alla scena inconscia che organizza il desiderio del soggetto, distribuendo ruoli, posizioni e conflitti pulsionali. È il livello su cui tradizionalmente si muove l’ascolto psicoanalitico. Il fantasma politico, invece, non appartiene all’ordine del contenuto psichico individuale, ma si configura come una matrice storico-collettiva, per certi versi spettrale, che precede l’esperienza singolare e ne orienta profondamente le possibilità di articolazione. Esso non fornisce immagini o rappresentazioni determinate, ma funziona come una griglia che stabilisce in anticipo quali corpi possono essere riconosciuti come tali, quali desideri possono essere considerati legittimi e quali forme di soggettività possono essere pensate come “vite vivibili”. In questo senso il fantasma politico opera come una vera e propria ontologia implicita. Non si limita, cioè, a influenzare il vissuto, ma determina ciò che può essere esperito ed elaborato psichicamente e ciò che, al contrario, viene espulso dal campo del pensabile, dissociato o vissuto dal soggetto come intrinsecamente sbagliato.
Citando autori come Derrida, Abraham, Torok, Deleuze, Guattari, Barad, Simondon, ma anche Stern, Green, Lombardozzi, nel circolare del loro pensiero, il testo insiste poi sul fatto che singolare, collettivo e politico sono sempre co-implicati. Le trasmissioni familiari non veicolano solo affetti e identificazioni, ma anche regimi di verità su genere, sessualità, normalità e valore dei corpi. Il trauma non è solo intrapsichico, ma spesso informato da rapporti di potere storicamente situati.
Il fantasma politico emerge in particolare nelle soggettività minoritarie, ma opera silenziosamente in ogni relazione analitica, anche nelle più “omogenee”.
Il caso clinico
Nell’ottica di illustrare quanto detto, gli autori raccontano un percorso clinico in cui corpo, genere, sguardo e riconoscimento sociale si intrecciano come un unico nodo, evidenziando la ripetizione di dinamiche di inclusione/esclusione tra infanzia, spazio sociale e setting analitico. Nella storia di S., persona non-binary, il trattamento ormonale viene letto come dispositivo simbolico ambivalente, portatore insieme di promessa di riconoscimento e di angosce legate al dominio e alla trasformazione del corpo.
Il lavoro analitico con S. mira a rendere pensabile la dimensione politico-fantasmatica nel transfert, per consentire una rielaborazione soggettiva del sintomo.
Il commento di Anna Cordioli
Nel suo commento all’articolo di Buoncristiani e Romani, Anna Cordioli riflette sul valore clinico e teorico dell’ascolto della dimensione storica e politica nella sofferenza psichica, riferendosi al concetto di fantasma politico come strumento per rendere pensabile ciò che spesso resta non rappresentato, espulso o ridotto a sintomo individuale. Il pensiero di Cordioli parte da una critica a una dicotomia interna alla psicoanalisi. Quella tra un approccio “sociale-storico” e uno “intrapsichico-archetipico”. Questa opposizione viene descritta come stereotipata e antidialogica, poiché produce dinamiche gruppali di scissione (“noi/loro”) che impediscono il pensiero. Propone di guardare ai gruppi come spazi psichici, soggetti alle stesse dinamiche inconsce dei singoli. Ovvero scissione, proiezione, espulsione di parti intollerabili. Quando queste dinamiche si irrigidiscono, il gruppo entra in una spirale di aggressività, crudeltà e negazione dell’Altro, fino alla costruzione di identità tribali e persecutorie. Queste dinamiche non restano confinate al gruppo, ma si depositano nella psiche individuale, anche in forma transgenerazionale, come mostrano gli studi sul trauma collettivo e di guerra. Richiamando il concetto di telescopage di Haydée Faimberg, Cordioli sottolinea come il paziente porti in analisi non solo la propria storia familiare, ma anche identificazioni inconsce legate a storie collettive di esclusione, persecuzione o potere. Da qui la proposta: per ascoltare davvero la storia del paziente, l’analista deve tendere l’orecchio anche alla dimensione politica in cui quella storia si inscrive. Il fantasma politico non è una semplice corrispondenza tra evento storico e sintomo, ma una matrice inconscia che agisce nelle relazioni, spesso intorno ai temi del potere, dell’appartenenza e dell’esclusione.
Viene approfondito il fantasma politico attraverso il genere, richiamando Foucault e la storia della sessualità come storia di scissioni, persecuzioni e dispositivi di potere. Il caso clinico discusso, dice Cordioli, (S., persona non-binary) mostra come, senza il riconoscimento del fantasma politico, l’analisi rischi di riprodurre le stesse dinamiche di sopraffazione che hanno generato la sofferenza. L’analista è chiamato a lavorare su più piani simultanei. Quello dello sviluppo psicosessuale individuale. E quello della sperequazione di potere di genere, riattivata anche dal fatto che l’analista è un uomo.
Viene analizzata l’immagine storica del VIR (uomo dominante) contrapposta al NON-VIR, mostrando come questa logica antica continui a informare inconsciamente le relazioni contemporanee. In questa prospettiva, l’investimento libidico non è necessariamente riconoscimento dell’alterità: può essere narcisistico, feticistico, orientato al dominio.
Nel caso clinico, il fantasma politico è identificato proprio nella storia di sopraffazione del non-VIR, che struttura l’angoscia, lo sguardo sull’uomo e il posizionamento soggettivo del paziente.
Storicamente, questo sfondo è stato spesso invisibile in clinica, soprattutto per donne e persone queer, che venivano patologizzate in blocco. I cambiamenti sociali degli ultimi decenni (rivoluzioni sessuali e di genere) hanno permesso un’evoluzione clinica ed etica, ma questa conquista resta fragile.
Conclusioni
Mi lego all’atmosfera “non-binary” aggregando il pensiero libero, ma anche rigoroso. Il Sexual offre come sempre lo spunto per una riflessione ampia e complessa. Costretta, nella sua essenza, ad essere guardata da prospettive sempre più aperte all’ignoto e all’inconoscibile. In quel meraviglioso, e sempre unico, viaggio della cultura psicoanalitica.