di Maria Libera Ranaudo
"LA VITA DA GRANDI" di Greta Scarano. Italia, 2025, 96’
Secondo incontro di CINEMENTE/XII 14 maggio.
Sono tanti i film che si sono cimentati nell’approfondimento dei temi del disagio psichico. Ma saper «parlare di disabilità senza vittimismi, di rapporti familiari complessi con leggerezza e sincerità, costruire un film vitale, originale e profondo, generando empatia con i personaggi e con la storia, senza mai scivolare nella retorica», come cita la motivazione del EUROPEAN YOUNG AUDIENCE AWARD 2026, non è da tutti. La sceneggiatura di La vita da grandi, che nelle intenzioni della regista avrebbe dovuto intitolarsi Siblings, è tratta dal libro autobiografico "Mia sorella mi rompe le balle" dei fratelli Damiano e Margherita Tercon. Una storia che ha letteralmente folgorato l’attrice Greta Scarano, alla sua prima convincente prova di regia. Folgorazione comprensibile, perché l’autismo rappresenta per un attore un delicato e prezioso scrigno per possibili chiavi di lettura dell’atto creativo. I misteriosi meccanismi del linguaggio delle persone caratterizzate da questo disturbo del neurosviluppo, ispirano visioni, immagini, scenari che possono rappresentare un inneco potente, vere scintille creative, e costituire uno strumento analitico per chi voglia sperimentare territori di autentica “autonomia” del linguaggio. La storia è nota, una ragazza che si è trasferita a Roma per realizzarsi professionalmente è costretta ad interrompere la routine della sua vita per occuparsi del fratello, con diagnosi di autismo, che vive a Rimini, in un limbo infantile protetto, perpetrato dalla madre e assecondato dall’intera famiglia. Inizia così il “corso intensivo per diventare adulti”, che Irene decide di impartire al fratello Omar; un apprendistato grazie al quale, dopo un esordio ruvido e privo di fingimenti, il rapporto tra i fratelli si trasforma, attraversando un conflitto e consolidandosi infine in una vera e propria avventura esistenziale, che emanciperà entrambi. Il grande valore del film è nel piano di ascolto, che contagia empaticamente lo spettatore. Attraverso silenzi non estetizzanti, dialoghi funzionali, azioni concrete di scene che raccontano efficacemente la storia di Omar e Irene (siamo lontani da tanta cinematografia che si aliena dal contenuto, ricorrendo ad immagini didascaliche per riempire i vuoti narrativi) - Irene ascolta Omar. Irene non risponde con ciò che istintivamente vorrebbe dire. Irene pensa a cosa e a come dire. Omar ascolta. Omar risponde - Quello che il film riesce a creare è la condivisione dei piani d’ascolto, quello di Irene e quello di Omar. Attraverso questa condivisione si è catturati da una vera e propria epifania che svela nitidamente le emozioni, i sentimenti, i pensieri, la logica dei protagonisti. Non possiamo che essere coinvolti dalle emozioni dei personaggi. Non è necessaria alcuna forzatura perché il film arriva dentro la mente e il cuore dello spettatore. Le parole scelte con cura, gli sguardi pieni di significato, i dialoghi mai artefatti. Questo film è un gioiello. Il tema sociale interseca quello spirituale, mentre la realtà clinica è sempre presente, come un Enea che "lasca le cime" dello spettatore in una quiete prima di un possibile naufragio. L’inquietudine della “malattia” diventa però una piattaforma di condivisione, di sodalizio, di fratellanza, in un rapporto alla pari, che traghetta entrambi sul terreno del riscatto, attraverso la concretizzazione di un sogno. E così arriva il ribaltamento, la figlia “sana” scopre la sua fame di felicità. Quale migliore occasione di un mutuo soccorso che serva ad entrambi per emanciparsi da uno stato di autocensura, auto sabotaggio, compressione nel quale Irene, Omar e molti di noi vivono senza avvedersene? Irene rinuncerà all’accensione del mutuo e Omar riuscirà a «diventare grande». Matilde De Angelis, ha un rigore ed una pulizia interpretativa rari, che arricchiscono questo film da non perdere. L’attore Yuri Tuci, con diagnosi di autismo ad appena 18 mesi, ha ottenuto con questa interpretazione il Nastro d’Argento 2025 come Miglior attore in un film commedia, a Greta Scarano è stato assegnato il Nastro d'Argento 2025 per Miglior regista esordiente.